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DIRITTO

UTOPIA DEL SISTEMA PENALE ENTROPICO DI FRANCIONE

«Un libro deve frugare nelle ferite,
anzi deve provocarle.
Un libro deve essere un pericolo»
(Emil M. Cioran, Squartamento)

E’ uscito per i caratteri della casa editrice Herald Editore

In collaborazione con ‘Area Teatrale Infocarcere

http://www.heraldeditore.it

IL SISTEMA PENALE TRA REALTA’ E UTOPIA

(Utopia del sistema penale entropico)

Di Gennaro Francione

Tutti fuori! T

Trattato utopistico sull’apocalisse del sistema penale e sulla sostituzione della cura alla pena nel trattamento dei

criminali. La .distruzione della Bastiglia continua.

L’autore sottolinea l’inutilità della repressione penalistica, proponendo il dialogo, la cooperazione operosa e la

nuova via medicinale che sostituisce al carcere la cura (preventiva e successiva), le sanzioni civili e

amministrative, le misure di sicurezza sul territorio.

Il testo, svolto su base rigorosamente giuridica, antropologica e scientifica, è preceduto da un’introduzione

poetica di Visar Zhiti, il poeta albanese condannato a 13 anni di lavori forzati per le sue poesie, e chiuso

da Oscar Wilde con la The ballad of Reading Gaol, il suo capolavoro poetico scritto durante la sua

esperienza nel carcere.

Il libro(pp. 240; prezzo 15 euro)può essere acquistato nelle migliori librerie o richiesto direttamente alla casa editrice

Herald Editore

Via Guido Zanobini, 37 – 00175 Roma

Tel. 0697279154 ra – Fax 0697279199

SEGRETERIA

k.caruso@heraldeditore.it

Indice del libro

PRESENTAZIONE DEL GIUDICE GABRIELE CERMINARA

PREFAZIONE

LA POETICA DAL CARCERE DI VISAR ZHITI

PARTE PRIMA

LA CHIAVE DELL’UTOPIA

1)L’UTOPIA. LA CHIAVE DI ACCESSO A UN SOGNO.

2)LE VIE LATERALI DI ACCESSO ALL’UTOPIA. SCIENZA, SOCIALISMO E ANARCHIA UTOPICA.

3)SYNOPSIS. DALL’UTOPIA ALLA DISTOPIA.

4)I CAVALIERI DELL’UTOPIA.

5)I CAVALIERI DELL’ANTIUTOPIA. IL LEVIATANO DI TOMMASO HOBBES.

6)L’UTOPIA NEGATIVA: LA TECNOCRAZIA.

7)LA NUOVA UTOPIA DEL VILLAGGIO GLOBALE. L’APOCALISSE DEL MEDIOEVO ATOMICO.

PARTE SECONDA

L’UTOPIA COME SCIENZA ANALOGICA DI DISINTEGRAZIONE DEI SISTEMI

1)METODO ANALOGICO SCIENTIFICO NELL’ESAME DELLA FUNZIONE UTOPICA.

2)ENANTIOTROPIA DEI SISTEMI MINERALI.

3)ENTROPIA DEI SISTEMI FISICI.

4)ENANTIODROMIA E ENTROPIA DEI SISTEMI UMANI ALCHEMICI ED UTOPICI.

5)ENTROPIA DEI SISTEMI NORMATIVI.

PARTE TERZA

IL PIANETA CARCERE

1)IL CARCERE DALL’ANTICHITA’ ALL’EPOCA FEUDALE.

2)IL CARCERE DALL’EPOCA DEI LUMI AD OGGI.

2.1)LA SCUOLA CLASSICA RETRIBUTIVA.

2.2)LA SCUOLA CORREZIONALISTA.

2.3)LA SCUOLA POSITIVA.

3)IL DIRITTO PENITENZIARIO ITALIANO. NASCITA ED ENTROPIA DEL PIANETA CARCERE.

4)ENTROPIA DEL SISTEMA PENITENZIARIO MONDIALE ATTRAVERSO LA RIVOLUZIONE AFFETTIVA E SESSUALE.

5)ARCHITETTURA UMANITARIA DELLE CARCERI.

PARTE QUARTA

L’UTOPIA DEL SISTEMA PENALE DISINTEGRATO

1)IL TRINOMIO DELL’ENTROPIA STATALE.

2)ATTACCO FINALE AL PIANETA BASTIGLIA.

3)CATALIZZATORI DEL MODELLO ENTROPICO PENALISTICO.

4)ENTROPIA E DEGRADAZIONE DEL DIRITTO PENALE.

5)IL MITO BARBARO DELLA FUNZIONE DETERRENTE DELLA PENA.

6)IL MOSTRO IMPUTABILE. LA CURA.

7)DISTROPIA ED ENTROPIA ATTUALE DELLA NORMATIVA PENALE.

8)DISTROPIA ED ENTROPIA DELLA GIURISPRUDENZA.

9)LA LEGGE MATEMATICA DELLA RIDUZIONE DELLO STATO ETICO AI MINIMI TERMINI.

10)VERSO LO STATO ESTETICO.

PARTE QUINTA

ANNI 2010. IL CROLLO FINALE DELLA BASTIGLIA

1)COSCIENZA E SFRUTTAMENTO DELL’IPNOPEDIA UNIVERSALE.

2)IL CAPRO ESPIATORIO E IL SACRIFICIO GIUDIZIARIO.

3)DAL CAPRO ESPIATORIO ALL’ABBACCHIO COSMICO.

4)UTOPIA DI FINE SECOLO. L’APOCALISSE DI GIUSTIZIA E LA DISTRUZIONE DEL PIANETA CARCERE.

5)TERTIUM MILLENNIUM. LA NUOVA COSTITUZIONE SUI DELITTI.

6)DALLA COLPA D’AUTORE ALLA PATOLOGIA D’AUTORE.

7)LA FINE DELLA PUNIZIONE: SOLO MISURE DI SICUREZZA.

8)LA CURA VIENE DALL’ORIENTE. CONTRO GLI ATTI MECCANICI E IL LAVAGGIO DEL CERVELLO.

9)LA DISCRETA SORVEGLIANZA.

10)LO STATO DELL’ESTETICA GIUSTA E IL NEOUMANESIMO DEL TERZO MILLENNIO.

APPENDICE N. 1

THE BALLAD OF READING GAOL

APPENDICE N. 2

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DEI DETENUTI

ADRAMELEK THEATER: Il TEATRO MAGICO E UROBORICO DI

GENNARO FRANCIONE:

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UNIONE EUROPEA GIUDICI SCRITTORI(EUGIUS): LA NUOVA

UNIONE DEI GIUDICI UMANISTI D’EUROPA:

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AVANGUARDIE DEL DIRITTO - Studio Legale Elia - Piazza Bainsizza 1

Tel. 063721499: http://flash.studiolegaleelia.it/index_resize.html

POLITICA INTERNAZIONALE

Fraternità con l’Albania

Intervista dell’editore Costanzo d’AGOSTINO, al Dott. Giorgio Maria Castriota Scanderbeg, discendente diretto dell’eroe Albanese ed Europeo, Giorgio Castriota Scanderbeg .

Dott.Giorgio Maria CASTRIOTA SCANDERBEG, come si origina e si sviluppa nel tempo, il ramo di Napoli dei discendenti di SCANDERBEG?

A mio avviso, quando si parla di discendenza diretta, e’ bene precisare che, come in tutte le cose della vita esistono i rami principali, cioe’ discendenti dal primogenito di poi i rami secondari, che in base alla vicissitudini della vita , possono divenire principali, qualora il primogentito della stirpe non dovesse avere figli maschi.

Per meglio esemplificare il mio pensiero, che si basa su precise norme genealogiche,porto come esempio i mie figli. Il primogenito e’ Filippo Maria, nato il 25.1.1989 ed il secondogenito e’ Alessandro Maria, nato il 6.2.1992; qualora a Filippo toccasse in sorte di non avere figli maschi, l’onere della discendenza toccherebbe di diritto ad Alessandro.

Partendo da Giovanni Castriota, enunciando di volta in volta i primogeniti, individuiamo il figlio Giorgio, eroe albanese ed europeo, come da lei giustamente precisato , da cui il mio ramo discende, dopo Giorgio da:

Giovanni, Ferrante (spesso indicato il nome Ferrante anche come Ferdinando), Achille, Pirro, Antonio, Achille, (signore di San Demetrio San Cosmo e macchia, in Calabria Citra), Antonio, che sposa Claudia di Paola, Giorgio, Ferrante (o Ferdinando) da cui francesco, nato iul 23.11.1779 (filippo, nato il 29.3.1783) Antonio, che sposa Emanuella di Gennaro, dei marchesi di Auletta, Giovanni che sposa Maria dei marchesi Sersale, da cui Emanuella e Francesco, nato il 7.6.1875 e deceduto, senza eredi, il 9.6.1943-

A questo punto, estintosi il ramo principale, il secondogenito di Ferrante, cioe’ Filippo, indicato dianzi in parentesi, nato il 29.3.1783, passa a trasmettere la sua discendenza , e quindi la diretta discendenza dei Castriota Scanderbeg, a: Ferdinando (Ferrante) i ° barone di Fossaceca e Castelluccio, Filippo ii° secondo barone di Fossaceca e Castelluccio, da cui in prime nozze, Ferdinando iii° barone di Fossaceca e Castelluccio, Filippo iv° barone di Fossaceca e Castelluccio, e poi, Giorgio (io) v° barone di Fossaceca e Castelluccio, da cui, come detto sopra, Filippo Maria ed Alessandro Maria.

Tale indicazione di nomi, oltre ad essere piu’ dettagliatamente inserita nell’albero geneaolgico della nostra famiglia e’ stata giustificata, analizzata e riconosciuta valida, con atti che si conservano nell’archivio della consulta araldica, e che sono stati dichiarati autentici a roma il 3.2.1910 dal regio commissario della consulta araldica , e vistati per autenticita’ dal presidente del consiglio dei ministri, ministro dell’interno, nonche’ presidente della consulta araldica, dott. Sannino.

Domanda: le risapute vicende eroiche in cui si e’ contraddistinto il suo grande antenato Giorgio, certamente hanno recato in dote ai suoi discendenti oltre a qualche privilegio, anche un certo carico di responsabilita’ soprattutto morale; come vive e come si rapporta con tali evenienze?

Io sono nato Castriota Scanderbeg, per me e’ sempre stato normale portare il mio cognome. Quando abbiamo cominciato a studiare la storia , talvolta, in classe, ci si imbatteva nello studio, in Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, le cui gesta, purtroppo, non venivano mai realmente approfondite; io mi sentivo, dapprima intimidito, (non solo dagli sguardi e sorrisini dei compagni), ma anche dal peso del nome che portavo. Saro’ mai all’altezza di un si’ grande uomo?

Ebbene i privilegi terreni, avuti in dote, a livello familiare, non sono nulla nei confronti dell’unico vero privilegio,quello di rappresentare sulla terra , ai giorni nostri, un uomo fiero, imbattibile, leale, onesto, distintosi in Albania ed in Europa, come dimostrabile leggendo le sue gesta.

Non saremo mai comparabili all’eroe, ma potremo solo tentare di esserne degni ambasciatori, in Italia, in Albania, ed in Europa tutta.

Domanda: dopo oltre due secoli di rapporti interrotti tra i due rami principali dei Castriota Scanderbeg in Italia, quello di Ruffano (le) e quello di Napoli, si e’ riaperto quel dialogo costruttivo che tanti, da tempo attendevano- puo’ dire qualcosa sul rapporto con i suoi” cugini” ritrovati di Ruffano?

Anche qui ho da fare una premessa. Io sono nato nel 1955 da Filippo Maria, figlio primogenito di Ferdinando, il quale, per sua indisponibilita’ alla notorieta’, non ha mai, o meglio quasi mai, partecipato a cerimonie ufficiali in rappresentanza degli Scanderbeg. Chi lo ha fatto, con una diversa e brillante partecipazione e’ stato mio zio Giorgio, conosciuto come fra’ Giorgio, in Italia, in Albania e tra gli Arberesh. Detto cio’ mi corre l’obbligo, per verita’ storica, di affermare che nella mia famiglia, da quando sono nato, non sono venuto mai a conoscenza di dissapori con il ramo di ruffano. Ho saputo della loro esistenza consultando il libro d’oro della nobilta’ italiana e la mia curiosita ’ non si e’ mai spinta oltre.loro discendono da pardo, fratello di achille da cui discendiamo noi. Siamo quindi, per trovare un giusto legame “ cugini”.

Mi dispiace apprendere da lei che tra le nostre famiglie ci sia stato del “freddo” secolare, ma in tutti i casi, cosi’ come il ghiaccio mantiene inalterate le caratteristiche delle cose, degli alimenti ecc., cosi questo ghiaccio, una volta scioltosi ha dato vita, seppur ad un solo iniziale incontro telefonico, ad un immutato senso di stima a persone che in tutti i casi portano il nostro cognome. Ricevere una sera verso le ore 20,00 una telefonata dal dott. Alessandro Castriota Scanderbeg, mi ha riempito di gioia e commozione. So che loro hanno avuto innato, come noi, il senso della famiglia e della modestia. Sono persone di indubbia moralita’, e spero al piu’ presto di poterli conoscere.

Pensi che Alessandro ha sposato una donna il cui nome e’ Carolina, che e’ lo stesso nome di mia nonna, e che sarebbe stato il nome che avremmo dato a nostra figlia, qualora fosse nata. Il mio secondogenito si chiama Alessandro. Che dire? Siamo felici di sapere che in tutti i casi, le nostre famiglie, a prescindere dalle discendenze, sono e saranno nel futuro, ancora presenti, baluardi dell’unica cosa che possiamo fare, cioe’ tenere in vita la memoria storica dell’eroe albanese. Mi permetto, suo tramite di fare gli auguri al dott. Giulio, il quale di recente ha avuto un erede maschio, Giorgio, testimonianza del rispetto che entrambe le nostre famiglie portano all’eroe.

Domanda dott. Giorgio Maria Castriota Scanderbeg, lei tra poco visitera’ l’Albania, terra in cui si conservano indelebilmente le radici della sua famiglia. Come sta vivendo l’attesa del viaggio? Quali sentimenti le dominano l’anima?

Deve sapere che nel 1997 circa, se non ricordo male, si stavano predisponendo i contatti tra gli amici albanesi e mio zio, fra’ Giorgio, che in Albania faceva opera meritoria di invio di generi medicinali e non, in nome e per conto dell’ordine di malta, portandoli direttamente lui, alla guida di camion ( cosa che ora continua a fare la sua degna figlia, mia cugina, maria luisa,). Gli eventi bellici che hanno devastato ed insanguinato la costa adriatica e non, hanno di fatto interrotto i rapporti , per organizzare tale rientro,ma dentro di me ho sempre avuto il sentore che prima o poi ci sarei andato.

Ho avuto il piacere e l’onore di incontrare a Roma l’ambasciatore Kola, il poeta Vizar Zhiti , e tanti, tanti amici e fratelli albanesi. A tutti loro, in occasione di un mio commosso piccolo discorso a piazza Albania, ho detto che in tutti i paesi del mondo sarei andato come turista, in Albania no.

Vorrei andarci solo previo invito, e consentire a me ed alla mia famiglia, di poter far ritorno in quella che , mi sia consentito, ritengo essere la “ terra promessa”.

I mille pensieri, i mille sentimenti che attanagliano la mia persona sono tanti e tali al punto che penso che verrebbe la voglia di “ scappare”, ma può un Castriota Scanderbeg scappare?.

A presto, Albania, mia patria di sangue. Giorgio

TEATRO

L’APOCALISSE DI CHE GUEVARA

ADRAMELEK THEATER

 

 

 

 

 

 

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in collaborazione con la Casa Editrice Herald

 

 

 

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e con lo Studio Legale Elia-Piazza Bainsizza 1

 

 

 

Tel. 063721499 www.studiolegaleelia.it/

 

 

 

 

 

 

NELL’AMBITO DEL METAPROGETTO DAS (DIRITTO, ARTE, SOCIALITA‘ )

 

 

 

Presenta

 

 

 

CHE GUEVARA

 

 

 

IL SETTIMO SIGILLO DEL CHE

 

 

 

DI GENNARO FRANCIONE

 

 

 

Teatro-film in un atto.

 

 

 

Il guerrigliero comunista Che Guevara, arrivato in Bolivia per liberarla, s’imbatte nella Morte. Battagliero com’è riesce a coinvolgerla - alla maniera del Settimo sigillo (film del 1956) di Ingmar Bergamn - in una partita a scacchi, ultimo rimedio per ritardare l’ineluttabile ma soprattutto per cercare un senso alla sua vita e al mondo intero attraverso un gioco di mezz’ora.

 

 

 

REGIA GENNARO FRANCIONE

 

 

 

AIUTO REGIA MARIAGRAZIA POMPEI & ALESSIO ALFANO

 

 

 

ATTORI:

 

 

 

CHE GUEVARA: ALESSIO ALFANO

 

 

 

LA MORTE: MARIAGRAZIA POMPEI

 

 

 

IL DOPPIO DEL CHE: FRANCESCO ELIA

 

 

 

MONTAGGIO VIDEO – LUCI: ETTORE PORCU

 

 

 

EFFETTI AUDIO: CLAUDIO CINQUE

 

 

 

Quando: 11-12-13 aprile alle ore 21,00

 

 

 

Dove: Teatro Stabile di Ostia Antica - via Cardinal Cibo 4 - Direttore Artistico Corrado Croce

 

 

 

info tel 340.7566246 - 338.4155692 - 338.5474819 - 333.8931838 - 347.7561295

 

 

 

 

 

 

Per altre informazioni, locandina, foto etc. sul Che di Francione clicca su

 

 

 

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E’ gradita la prenotazione. Telefonare a Gennaro 347-9416694

DIRITTO

AVANGUARDIE DEL DIRITTO

FRANCIONE


FONDATORE DI EUGIUS (UNIONE EUROPEA DEI GIUDICI SCRITTORI)

E DI ANTIARTE 2000

Lancia dal sito http://www.studiolegaleelia.it/

LE AVANGUARDIE DEL DIRITTO:

IL GIUDICE CREATIVO

PERCHE’ L’AVANGUARDIA DEL DIRITTO.

Il termine avanguardia (dal fr. avant-garde) nasce in campo militare ed indica il reparto che precede a scopo di sicurezza un corpo di truppe in marcia con il compito di proteggere il grosso da improvvisi attacchi nemici, dandogli il tempo di apprestare le misure difensive.

Trasferito nel campo figurato, il termine si è rovesciato e dalla sicurezza del ciò che è è passato a indicare la rivoluzione verso il quello che non c’è ancora. Infatti indica proprio ogni movimento, scuola, corrente artistica o ideologica che si pone fuori della tradizione propugnando concezioni nuove e rivoluzionarie. Ciò sia in campo letterario, artistico, culturale in genere, sia in campo politico e sociale dove il termine è nato alla metà dell’Ottocento per indicare le correnti della sinistra radicale e anarchica.

Questa nuovo blog Avanguardie del diritto intende estendere il concetto a quelle visioni della legge legate sia a interpretazioni ardite di norme già esistenti, sia a progetti normativi de iure condendo.

Ma prima di tutto vuole analizzare il concetto di giudice creativo che riesuma il movimento per il diritto libero (in ted. Freirecht), una corrente di pensiero giuridico-culturale sviluppatasi soprattutto in Germania, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

Tale movimento, denominato anche del giusliberismo ed in cui possono ricomprendersi altri indirizzi, quali la giurisprudenza sociologica e la
giurisprudenza degli interessi, annovera tra i suoi maggiori esponenti E. Fuchs, C. Schmitt, E. Ehrlich, F. Gény e H. Kantorowicz. Tali autori ritengono che in ogni ordinamento giuridico esistano, accanto alle norme di fonte legislativa, anche norme extralegali, che il giudice può applicare ogni volta che il testo legislativo si riveli non rispondente alle concrete esigenze del caso. Il giurista ha non solo il potere, ma anche il dovere di ricercare liberamente il diritto e di considerare fonte di quest’ultimo anche fatti (ad es. i rapporti sociali) che teorie piùrestrittive (formaliste o giuspositiviste) considerano non normativi.

Il diritto libero si origina spontaneamente dall’attività dei consociati e dalle decisioni dei giudici e si colloca accanto al diritto dello Stato. In particolare, spetta al diritto libero il compito di colmare le inevitabili lacune del diritto positivo, quando esso si riveli inidoneo a fornire una guida certa per la risoluzione di una specifica controversia.

Nell’attuale sistema italiano e non solo il formalismo giuridico impera.

Il blog intende prima di tutto gettare la maschera: il giudice nell’applicare la legge la interpreta e, interpretandola, la crea nel caos semantico e numerico (ben 300.000 leggi in Italia).

Si pone, allora, il problema di come ovviare ai background creativi e mascherati dei singoli giudici ad evitare che il tot capita, tot sententiae si risolva nel boomerang della disparità di trattamento dei cittadini davanti alla legge.

Ciò tanto più perché nel vuoto legislativo la teoria della divisione dei poteri di Montesquieu va intesa in senso dinamico e non statico, con dovere del giudice di ovviare ai buchi legislativi e stemperare la forza delle leggi fatte per garantire situazioni di supremazia con danno dei cittadini deboli.

E’ questa la via per l’attuazione concreta dell’art. 3 2° co. Cost. che impone allo Stato, ivi compresi i giudici, di rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza di fronte alla legge dei cittadini. Se non tutti sono realmente eguali davanti alle norme, compito del magistrato creativo nella nuova società sarà forse interpretare la legge in modo da indebolire i forti e rafforzare i deboli?

Per creare una società nuova bisogna dialogare con l’intellighenzia e convincerla che per una reale società aperta (la definizione è di Henry Bergson) è necessario non emarginare, demonizzare, incatenare le avanguardie normative ma al contrario cullarle e permettere loro di lievitare perché in esse c’è il germe del diritto giusto quale sarà nell’immediato futuro che è già l’oggi.

In questo compito di analisi della problematica per l’umanizzazione del diritto si sono chiamati a raccolta magistrati, avvocati, professori, giovani laureati etc. ma il blog è aperto al contributo di tutti, anche semplici cittadini in appoggio e /o libera critica.

Il blog si pone anche come strumento propulsivo per organizzare conferenze, seminari, presentazioni di libri etc. onde permettere di conoscere e studiare le idee normative avanguardistiche.

Per visionare e/o partecipare cliccare su

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Oltre che dalla pagina sopraindicata si possono inviare i contributi semplicemente alla mail

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oppure ad

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UNIONE EUROPEA GIUDICI SCRITTORI(EUGIUS): LA NUOVA

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LIBRI

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